Assumere consapevolezza alimenta un approccio all’esistenza che abbia efficacia e benefici. A guardarsi intorno, il consumo di suolo è abbastanza frequente da passare – incredibilmente – inosservato. Case, uffici, strade. Marciapiedi, ponti, insediamenti di diverso genere. Artificiale, anziché naturale. Ciò che è copertura del terreno, a qualsivoglia destinazione, è consumo di suolo. Al terreno, esso toglie funzioni ecosistemiche necessarie alla nostra vita.

Concetti come consumo e impronta ecologica non sono casuali. Ciò che consumiamo non esiste più. Ci serve davvero? È la domanda che bisogna porsi. Quanto costa, per contro, fare a meno di quel bene? Costi chiari, costi celati. Considerando il consumo di una risorsa vitale, comprensibilmente, è necessario capire che cosa comporta. In cambio di cosa. È un conto economico, prima che ambientale.

Gestire le case, gli insediamenti produttivi e la rigenerazione urbana con le ristrutturazioni

Vivere in un universo urbano moderno, riducendo il consumo di suolo, è sicuramente possibile. È sicuramente possibile lavorarci. Spostarsi. Realizzare manufatti ed edificare. Verosimilmente, tutto il suolo consumato in un tempo passato, anziché sprecato, si può rimodellare. Vale la pena farlo, per salvaguardare ulteriori risorse naturali e per non pagare un prezzo insostenibile. Vogliamo scommettere che è soltanto – o quasi – una questione di mentalità? Ripensare tutte le attività umane in un modo più creativo, applicando tecniche multidisciplinari. Inventarsi un mondo migliore. Un imperativo, peraltro, poiché gli scenari futuri di città in evoluzione continua vanno immaginati e programmati con urgenza. Va in questa direzione l’agenda delle priorità globali dei Sustainable Development Goals – Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Individuare soluzioni rilevanti per la vita delle persone ed ecologicamente vantaggiose va vista come un’opportunità straordinaria, prima che un problema da risolvere.

Ha ricadute positive concrete sulla società, una visione come questa. Sfide globali richiedono tipologie nuove di professionisti, che hanno possibilità formative e occupazionali. Sperimentazioni, percorsi di ricerca. La transizione è una fase fertile e stimolante. Produce idee, crea lavoro e diffonde ricchezza. Affinché quella ricchezza diventi benessere, però, in che direzione si decide è fondamentale. Il consumo di suolo è un altro modo di dire che la perdita è collettiva. Toglie risorse vitali all’ambiente in cui viviamo. Materie prime. Biomassa. Mitigazione di fenomeni idrogeologici. Habitat. Patrimonio naturale. Il consumo di suolo non ha niente di buono. È un danno certo per le comunità, speculazione spregevole per pochi, alibi negligente dei responsabili delle politiche territoriali. Il recupero di spazi urbani già insediati o degradati e le ristrutturazioni di edifici, invece, riescono a rigenerare i luoghi che ci accolgono.

Bisogna invertire la rotta, anche in Italia: il Rapporto dell’ISPRA 2023 è tutt’altro che buono

È evidente che l’edilizia è centrale in questo disegno ed è necessario che principi di etica ed ecologia ne guidino l’evoluzione. È determinante intervenire già in fase di progettualità, elaborando soluzioni ed esprimendo innovazione grazie alla tecnologia esistente. Edifici così ristrutturati diventano elementi attivi nella riduzione dei consumi e dei rifiuti. È facile anche ottimizzare i flussi operativi del cantiere ed elevare efficienza ed efficacia degli investimenti. La migliore gestione del terreno urbano è l’essenza della sostenibilità.

Zero dubbi che non stiamo andando nella direzione giusta, purtroppo. Una recente edizione del Rapporto nazionale ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – rivela zone d’ombra e numeri fortemente negativi. Per di più, eloquenti. In un solo anno – il 2022 – l’Italia ha visto un aumento del consumo di suolo pari a 77 Km2 rispetto al 2021, superando di un ulteriore 10% la già rilevante copertura precedente. Una velocità di 2,4 metri quadrati ogni secondo. Questo rende le nostre città più impermeabili e calde. Una vivibilità compromessa. Una qualità scadente del quotidiano. Una seria ipoteca sul futuro.

© Claudia Patrone 2023