Per analizzare, attraverso dati credibili, l’andamento dei flussi turistici dell’estate 2023 è bene rivolgere l’attenzione sia alla recente indagine realizzata da Federalberghi in collaborazione con l’Istituto Acs Marketing Solutions, effettuata dal 17 al 21 luglio con il sistema C.A.T.I. (interviste telefoniche), sia al report Istat dedicato allo “Schema del piano strategico di sviluppo del turismo per il periodo 2023-27, pubblicato a maggio (a momento, l’ultimo disponibile).

Si tratta di due letture diverse, e per questo molto interessanti, sul sistema turismo nel Belpaese.

L’Indagine di Federalberghi

“Mare profumo di mare”. Proprio come recitava la sigla di un noto telefilm anni ’80, sono quasi 35 milioni gli italiani che non hanno rinunciato a un tuffo durante la stagione estiva.

Il mese preferito per programmare le ferie estive resta agosto (con un recupero di luglio rispetto alle stagioni precedenti), ma con una tendenza sempre più frequente verso una vacanza “mordi e fuggi” fatta di fine settimana o week end “lunghi” da spalmare nel periodo.

La fotografia di Federalberghi denuncia anche un dato non positivo: se è vero che le presenze internazionali accelerano, a patire, anche a causa dei decisi rincari, è il turismo interno.

Infatti, il 41% degli italiani ha combattuto i picchi di caldo da casa.

Approfondendo il dato si evince che il principale impedimento riguarda motivi economici (48,2%), seguito da motivi familiari (22,5%), per impedimenti di salute (16,1%), oppure perché si andrà in vacanza in un altro periodo dell’anno (9,6%).

«Questo è il segnale chiaro di un disagio – ha dichiarato il presidente degli albergatori Bernabò Bocca – Chi riuscirà a partire sembra essere rassegnato a dover fare comunque economia: magari accorciando la vacanza o cercando di spendere meno sulle altre voci quali alloggio, cibo e divertimento».[1]

Nonostante il dato interno preoccupante, per quanto riguarda l’accoglienza sono sempre gli alberghi a detenere il primato (con una permanenza media che va dalle 4 alle 7 notti), con il 26,3% delle preferenze, insieme agli appartamenti di parenti o amici (26,3%). Seguono, il b&b (19,9%), la casa di proprietà (13,6%), e infine l’agriturismo (5,6%).

Il report Istat

Gli ultimi dati elaborati dall’Istat (nel periodo gennaio-maggio 2023) relativi alle presenze dei turisti italiani e stranieri nelle strutture turistico ricettive italiane, mostrano un calo del 5,7% dei pernottamenti rispetto al corrispondente periodo del 2019 (-6,6% per gli italiani e -4,9% per gli stranieri).

Tuttavia, il report regala anche motivi di ottimismo, osservando, per esempio, gli incremento dei flussi turistici (2022) su alcune aree molto note (brand turistici) che, nella gran maggior parte, hanno realizzato volumi di presenze superiori, o in linea, con i livelli pre-pandemici. Il Lago di Garda, la Valle d’Itria, le Langhe e il Roero, le Cinque Terre, il Salento, la Maremma toscana e laziale, la Val Gardena, il Lago Maggiore e il Gargano e le Isole Tremiti, solo per citarne alcune, si posizionano su livelli superiori a quelli del periodo pre-pandemico, con incrementi che si attestano tra i 2 e i 6 punti percentuali. Anche aree maggiormente in sofferenza a causa del disastro pandemico come la Gallura e Costa Smeralda, la Costiera amalfitana, il Chianti e la Costiera sorrentina e Capri, hanno registrato rispetto al 2021 tassi di crescita di gran lunga superiori alla media nazionale.

Accoglienza

Anche i dati relativi alle diverse tipologie di strutture ricettive mettono in evidenza traiettorie differenti per i diversi segmenti di offerta.

Il Piano Strategico di sviluppo del Turismo (PST) sottolinea come la sfida dell’accoglienza sarà sempre più incentrata sul livello qualitativo dei servizi offerti.

Soprattutto il turismo di alta gamma, che contava nel 2021 su 601 alberghi a 5 stelle e 5 stelle lusso, per un totale di circa 90 mila posti letto, pari all’1,8% del totale dei posti letto ufficiali disponibili (il 4,0% di quelli alberghieri) ha accolto, nel 2022, circa il 2,7% delle presenze.

All’opposto, il settore “Open-air”, è il nuovo trend che gioca un ruolo chiave nel soddisfare le richieste di un turismo esperienziale. Questa forma di vacanza all’aria aperta, infatti, composto da Campeggi e Villaggi turistici – che nel 2021 aveva visto una notevole crescita, arrivando ad ospitare quasi 1 turista su 5 (18,9% delle presenze totali) – ha subito una lieve flessione nel 2022, pur assestandosi su livelli superiori rispetto al periodo pre-pandemico (16,3% di presenze nel 2022 rispetto al 15,3% del 2019).

In conclusione, turisti sempre più avvertiti e attenti, prediligono una vacanza più contenuta nei giorni, ma esclusiva e volta al comfort, dotata di servizi personalizzati a misura di cliente.

Parliamo di strutture attente alla dimensione green, riservate, con arredi moderni, financo ricercati, in grado di regalare un relax completo.

Insomma, il meglio dell’ospitalità.

 

[1] “L’estate 2023 nelle previsioni di Federalberghi”, Hospitality-news.it