Le aziende e gli investitori rivedono strategie, aprendo un nuovo capitolo verso un impegno green più concreto e meno ideologico.

Esiste un’aggregazione di soggetti finanziari, formata nel 2017, che ha come suo scopo quello di persuadere, attraverso finanziamenti, le aziende più inquinanti a intraprendere un processo di decarbonizzazione delle loro produzioni. Questo consorzio prende il nome di Climate Action 100+ e l’elenco dei partecipanti include aziende del settore petrolifero, catene di supermercati, fabbriche operanti nell’industria siderurgica, compagnie di volo, e società chimiche.

In un breve lasso di tempo però, questo gruppo ha perso due rappresentanti di spicco: JPMorgan Asset Management e State Street Global Advisors. Anche BlackRock, il colosso mondiale della gestione patrimoniale, ha compiuto un passo indietro. Un esodo da 14 trilioni di dollari di asset

Un trend che, partendo dagli Stati Uniti, ha catturato l’attenzione di tutto il mondo occidentale.

Questo cambiamento di direzione evidenzia che le convinzioni riguardo le politiche ecologiche non erano profonde e che l’adesione a queste ultime era motivata più da un interesse di immagine e di accesso a certi ambienti che da una reale convinzione o necessità.

Questo principio si applica a tutto: in Europa, e in Italia, le aziende e le banche hanno da tempo trascurato il loro dovere di proteggere produzione, economia, sviluppo e occupazione, adeguandosi alla moda ecologista. Ma anche in questo caso il vento sta cambiando, e già oggi la Commissione sta facendo marcia indietro sul Green Deal.

Con un nuovo parlamento a giugno, molte delle norme introdotte nell’ultima legislatura, compresa la direttiva sulle “case green”, verranno probabilmente riviste, per proteggere l’industria europea che altrimenti rischierebbe di soccombere di fronte a quella di Paesi più inquinanti, che peraltro hanno la possibilità di investire ingenti budget in sontuosi budget in campagne di greenwashing, come dimostra l’introduzione della nuova Direttiva (UE) n. 2024/825 sulla “responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde”.

Pubblicata il 6 marzo sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, questa Direttiva segna un punto di svolta, puntando a rafforzare la protezione dei consumatori e, di conseguenza, a stimolare le aziende a competere su basi di sostenibilità ambientale, sociale e di circolarità, come la durabilità, la riparabilità o la riciclabilità dei prodotti.

Come detto, questa normativa mira a contrastare le campagne fuorvianti, imponendo alle imprese di fornire ai consumatori informazioni chiare, verificabili e non ingannevoli sulle prestazioni ambientali e sociali dei loro prodotti. In questo modo, si promuove un mercato più equo e trasparente, incentivando pratiche di business responsabili e sostenibili.

La Direttiva interviene anche su pratiche commerciali scorrette, stabilendo requisiti più severi per le asserzioni di sostenibilità e introducendo nuovi obblighi informativi per le imprese, come l’indice di riparabilità dei prodotti. Gli Stati membri dell’Unione hanno tempo fino al 27 marzo 2026 per recepire queste nuove disposizioni, che si applicheranno a partire dal 27 settembre 2026.

In questo contesto di crescente attenzione verso le questioni ambientali, l’Environmental, Social, and Governance (ESG) rappresenta un ulteriore pilastro per l’orientamento degli investimenti verso pratiche più sostenibili. Nonostante la necessità di promuoverne una declinazione de-ideologizzata, quindi meno utopistica e più pragmatica, l’importanza dei criteri ESG continua a essere un elemento importante per investitori e aziende consapevoli del loro ruolo nel promuovere un futuro più sostenibile.

L’impegno verso pratiche sostenibili e responsabili richiede una riflessione profonda e un’azione coerente da parte di tutti gli attori coinvolti. La nuova Direttiva UE sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde e le dinamiche attuali nell’ambito ESG sottolineano l’importanza di una strategia congiunta e di lungo termine per affrontare le sfide ambientali e sociali del nostro tempo, promuovendo un equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità.