Dire Gio Bressana è dire arte, bellezza, sogno. Del suo stile evocativo ed onirico, dove entrano in contatto il divino e il magico, si sono innamorati committenti di elevato prestigio di tutto il mondo. Dipinge pareti, ambienti, ogni genere di superficie. Interpreta gusto, visione, emozione. E costruisce nuovi linguaggi universali, trasformando lo spazio e il tempo. Di questo e di altro abbiamo dialogato da remoto, nell’intervista riportata di seguito.

Valore, linguaggio, bellezza. Cos’è l’arte per Gio Bressana? Vuole raccontare il suo primo incontro con questa forma espressiva? Quando ha capito che sarebbe diventata la sua vita? E quale testimonianza vuole portare nel mondo, da questo punto di vista?

L’arte per me è energia, ovvero una connessione con il divino che unisce la mano al proprio sentire. Con questa alchimia si possono creare autentici capolavori, dove l’energia permane sopra ogni epoca.

Il mio primo incontro non è stato un vero e proprio incontro: è stato un rapimento, diciamo così. A 8 anni sognai un cavallo nero che entrava nel corridoio. Mi rapì così profondamente, che il giorno dopo andai a chiedere a mia mamma come fossero stati fatti i quadri che avevamo in casa. Lei mi rispose che erano quadri ad olio: le chiesi di prestarmi diecimila lire, comprai i colori. Da quel giorno non ho mai smesso.

Vorrei quindi portare la mia testimonianza nel mondo, semplicemente dicendo: lasciatevi travolgere da ogni forma d’arte, perché siete parte di essa. Siete creazione e creatività. Non dimenticatelo mai.

dubai wall

Lei ha dichiarato che l’ispirazione non nasce: l’ispirazione ti viene a prendere. Che cosa significa? L’arte può essere praticata da chiunque resti, in qualche modo, in ascolto e disponibile a ricevere la chiamata? La visione, lo studio delle tecniche, l’esperienza. L’inizio di un’opera d’arte parte dentro o fuori di sé? E come si trasforma in un linguaggio che parla con le persone?

Certo: come quella notte in cui feci il sogno, in modo inconsapevole. Allo stesso modo, l’ispirazione avviene in qualsiasi istante: ascoltando un brano, leggendo un libro, viaggiando. Lei arriva e ti avvolge di calore. Ecco, lì inizia tutto. Dunque, come dicevo prima, questo vale per chiunque: l’ispirazione arriva, basta coglierla ed immergersi in essa.

La tecnica e lo studio sono importanti, perché bisogna poter sapere scegliere le molteplici sfaccettature, da utilizzare in ciò che si vuole creare. È una libertà in più, essere nelle condizioni di muoversi come si preferisce. Come per un musicista, un cuoco, chiunque. Ampliando la tecnica, raggiungiamo anche un gusto nella nostra espressione. Un gusto che, poi, ci permetterà di trasmettere ciò che vediamo e sentiamo.

L’opera d’arte parte sia dentro che fuori: è un canale energetico collegato, come in alto così in basso, come dentro è fuori. Se abbiamo la capacità e la sensibilità di accoglierlo, lui parla senza filtro con gli altri. È un sistema diretto, privo di parole. Comunica con l’emozione: il linguaggio più primitivo di noi. Ecco perché l’artista ha la necessità di comunicare. E la sua opera sarà considerata tale, quando comunicherà emozione. Qualsiasi emozione.

Formulare un’espressione estetica che riesca a dialogare in forma internazionale, facendo a meno delle lingue, è forse il migliore traguardo da desiderare. Lei ha saputo fare questo. L’ha aiutata essere italiano, cioè provenire da un luogo universalmente riconosciuto come fonte da cui si è originato molto di ciò che il mondo considera arte?

Sicuramente, avere un DNA italiano significa possedere un bagaglio di una certa grandezza. Noi siamo avvolti dall’arte: basta passeggiare per qualunque nostra città italiana, per accorgersi che in ogni angolo c’è arte. Meravigliarmi di tutto questo, ogni giorno, per me è stato molto importante. Sentirmi come immerso in un oceano di bellezza, senza dubbio. ha ampliato le mie percezioni e il mio gusto sull’arte. Del resto, in Italia abbiamo il 95% del patrimonio artistico mondiale: non potrebbe essere altrimenti.

Meravigliarsi è una caratteristica dei bambini, ma anche degli adulti che non si arrendono alla misura predeterminata delle cose, ad uno sguardo meno vitale sul mondo. Che cosa la stupisce, oggi? E come lavora per rendere manifesto questo sentimento nelle persone che si troveranno a fruire delle sue opere?

Il segreto è quello di rimanere bambini: stupirsi, meravigliarsi, giocare e ridere. Questo è il segreto per la felicità: sognare in grande porta progetti grandi. Il massimo è meravigliarsi dei propri pensieri, ridere dei propri pensieri: allora sì che si realizzano.

Emozione e magia pervadono il suo stile esclusivo, che esalta elementi rinascimentali, gotici, neoclassici, barocchi e moderni. È anche per questa idea estetica che all’estero hanno dell’arte e della sua storia che lei ha firmato progetti straordinariamente prestigiosi di livello mondiale? In che direzione pensa che la porterà ancora la sua esplorazione intellettuale?

Sinceramente, io creo ciò che in quel momento il luogo mi sussurra: sembra strano, ma è così. Arrivo in un posto ed è quel posto che mi racconta cosa vuole. Non faccio differenza tra l’Italia e l’estero: semplicemente, mi sintonizzo nel qui ed ora. E creo.

C’è molto poco di intellettuale in ciò che faccio: lo dico in questo momento ridendo, anche di questo. Sono collegato con il me bambino e con la sua parte emozionale. La vita è un’opera d’arte: basta farsi travolgere dalla sua bellezza e seguire l’amore…

Trovare soluzioni alle ingiustizie del mondo tramite il viaggio, l’incontro tra gli uomini, la conoscenza della natura e delle culture è tuttavia possibile con l’arte? Qual è il messaggio che si può trasferire e tramandare, in questo senso?

L’arte è qualcosa che dialoga sopra ogni cosa, se vista come espressione del divino. Mi piace pensare che la bellezza salverà il mondo, ma in un modo un po’ più olistico. Se gli uomini fossero più sintonizzati con la loro parte animica interiore, molte cose brutte smetterebbero di esistere, perché si lascerebbe più spazio ad osservare se stessi ed un po’ meno a guardare gli altri, si sarebbe più attenti a ciò che ci circonda e tutto assumerebbe un valore inestimabile. Finché gli esseri umani saranno così proiettati nel giudizio e nella cattiveria, sarà molto difficile. Io, con la mia arte, ci provo: provo a portare bellezza e armonia, insieme a tanti artisti. Per noi è una missione. Poi ognuno è libero di scegliere.

Treno reale VarignanaÈ stato incaricato del restauro di ambienti eccezionali ed esclusivi, per conto di CRT Group: come il Treno Reale di Varignana, che è stato trasformato – da autentica carrozza d’epoca del 1921 – in elegante sala ristorante. Qual è il suo approccio progettuale ed esecutivo, in casi come questi? Può fornire qualche elemento che ha caratterizzato quel progetto?

Sicuramente, una grande preparazione storica, il gusto e la visione del lusso del tempo. Creare uno spazio come la carrozza Reale è stato per me un onore: un ambiente dove ho cercato di immergermi a 360 gradi, quasi come se stessi viaggiando all’interno di quell’antico mezzo.Insieme al dottor Gherardi, abbiamo creato un itinerario: una sorta di esperienza magica, oserei dire mistica. Dove, partendo da Varignana, abbracciati da caldi interni e colori regali, ci si può abbandonare come in un percorso di vita, verso avventure nuove tutte da scoprire, per poi farsi coccolare all’interno della sala privé. Stemmi, oro, profumo di cibo e buon vino, racconti di un tempo regalano un’esperienza unica, tutta da assaporare e scoprire. Il tema del viaggio trovo sia così fortemente creativo, perché ci fa confrontare con noi stessi e con quello che ancora è da vedere e da creare. Grazie davvero per avermi donato questo splendido regalo.

© A cura di Claudia Patrone 2024