I cittadini, almeno quelli a basso reddito, possono tirare un sospiro di sollievo.

Il braccio di ferro all’interno della maggioranza, relativo alla “proroga” del superbonus, s’è risolto con un contentino al ribasso (almeno rispetto alle aspettative del settore), eppure utile a superare l’impasse in cui ci si era infilati.

Si tratta, comunque, di un compromesso in grado di tutelare le fasce più fragili, e in parte anche i costruttori.

Attraverso un decreto ad hoc, di cui si attende la definitiva approvazione, il governo ha deciso d’intervenire al fine di assorbire parte del passaggio dal 110% al 70% del superbonus 2024.

Iniziativa valida per cantieri già avviati, ma non ancora conclusi nei tempi stabiliti dai precedenti provvedimenti.

L’accordo, trovato dopo settimane di scontri dialettici, anche aspri, è stato sigillato poche ore prima del Consiglio dei ministri, tra i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano.

L’incontro, oltre a stabilire il recinto d’intervento della misura e le relative risorse da appostare, ha evidenziato la distanza esistente nella maggioranza rispetto al più controverso tra i bonus edilizi.

Se da una parte Fratelli d’Italia e Lega hanno, a più riprese, criticato vivacemente il provvedimento, Forza Italia, principalmente per bocca di Tajani, s’è battuta per sostenere l’attività delle imprese imbrigliate da incolpevoli ritardi, ma pure per difendere quei cittadini preoccupati dagli imprevisti interventi di copertura costi.

Non a caso proprio Tajani, a margine del Consiglio dei ministri, ha sottolineato come l’accordo raggiunto sia stato tratteggiato in modo tale da tutelare proprio “le imprese e i cittadini meno abbienti”.

Che cosa riguarda la proroga?

Come anticipato, la novità più significativa riguarda la “riapertura” dei cantieri già avviati interessati dal superbonus.

A beneficiarne saranno i contribuenti con un reddito fino a 15.000 € (calcolato in base all’indicatore Isee), e di 36.000 € per famiglie con un figlio a carico, ma solo per interventi che abbiano confermato un avanzamento lavori pari al 60%.

Inoltre, per evitare contenziosi col fisco, nel caso in cui i lavori non siano terminati nei termini di legge, è stata concessa una sanatoria per superare controversie e carte bollate: i cantieri impossibilitati a completare il doppio salto di classi energetiche (vero scopo del superbonus) non saranno oggetto di recupero alcuno da parte dello Stato, relativamente alle agevolazioni fiscali già maturate.

Si tratta di una soluzione a costi controllati per il governo (ma che potrebbero rivelarsi salatissimi per le aziende del settore), in grado di salvare i lavori deliberati nel 2022 e certificati ancora in corso al 31 dicembre 2023, anche se non completamente terminati.

Un sistema, però, duramente contestato dall’Associazione dei costruttori (Ance ndr), poiché, così operando, risulta abbastanza impossibile distinguere tra imprese in buona fede e furbetti vari.

Come discernere, infatti, le attività in difficoltà con la cessione dei crediti oppure rallentate da ritardi nella consegna dei materiali, da quelle operanti con dolo?

Al di là di matasse al momento difficili da sbrogliare, appare chiaro che il nuovo decreto metterà una pietra tombale sul superbonus così come lo abbiamo conosciuto finora; un meccanismo che, dal 2020, tra cessioni dei crediti, sconti in fattura e vari bonus edilizi correlati ha creato una voragine nei conti dello stato stimati dal Mef in 160 miliardi.

Bonus edilizi, dal 2024 parte la stretta del governo

Dal 1° gennaio, però, si cambia registro, con le detrazioni che scenderanno al 70%.

Circostanza che porterà a probabili, e tutt’altro che scontati, dissidi condominiali su chi dovrà sostenere la differenza del 40%.

In qualsiasi caso, il nuovo decreto non si limiterà a circoscrivere l’area d’intervento per la proroga del 110%, perché la stretta imposta dal governo riguarderà anche altri bonus edilizi.

A cominciare, per esempio, dal “Sisma bonus”, oppure, dal bonus legato all’abbattimento delle barriere architettoniche.

Nel primo caso, sarà esclusa la cessione del credito se gli interventi di demolizione e riqualifica (in zone considerate sismiche) risulteranno privi della necessaria richiesta del titolo abilitativo come sancito dall’entrata in vigore del decreto.

Anche per il bonus barriere sono previste sforbiciate importanti.

Saranno mantenute le agevolazioni (riguardanti spese sostenute fino al 31 dicembre 2025) per interventi relativi ad ascensori, scale, rampe e piattaforme.

Stop, invece, a porte automatiche, tapparelle, saracinesche, e persiane automatiche.

Infine, la cessione del credito e lo sconto in fattura sarà considerato valido solo per interventi riguardanti  le parti comuni dei condomini a uso abitativo, e per le persone fisiche con redditi fino a 15 mila €.

Limite che non si applicherà a persone con accertata disabilità.