Quando si parla di ristrutturazione edilizia, difficilmente si pensa ai lavori di riqualificazione che hanno per oggetto le strutture alberghiere. Sembra quasi un paradosso per il Paese con l’offerta ricettiva più ampia in Europa, al Mondo solo terza, dietro Stati Uniti e Cina: un settore che offre oltre un milione di posti di lavoro e concorre per il 10% al Pil.
Il mercato c’è e corre: nei prossimi 3 anni ci si aspetta un incremento delle camere di albergo (+ 20.867), di cui un 52% nella fascia 4 stelle e un 24% in quella 5 stelle.

Quindi nuove strutture che nascono ma tante altre che necessitano di interventi importanti di riqualificazione. 

Ristrutturare un hotel: i costi

Ma quali sono i costi di ristrutturazione da sostenere per investire nell’hôtellerie in Italia?

Da una ricerca condotta da Horwath HTL in collaborazione con Hospitality Project e basata sull’analisi di 50 progetti alberghieri è emerso che sul fronte delle ristrutturazioni (totali o parziali), il costo medio a camera è di 83.800 euro.

Per il revamping, che comprende interventi soprattutto sull’interior design, i complementi di arredo e spesso soprattutto il touch & feel delle aree comuni di maggiore utilizzo, i valori si attestano su una media complessiva di 54.700 euro a camera e 883 euro/mq. Inoltre, come prevedibile dato il pregio immobiliare del nostro patrimonio nei primari centri urbani, le ristrutturazioni o gli aggiornamenti di prodotto su strutture storiche costano oltre il doppio (1.729 Euro/mq)

A determinare il costo unitario dell’intervento di ristrutturazione o revamping concorrono molti fattori: contano le dotazioni della struttura (facilities), la dimensione totale in camere e la presenza di un brand.

Dati alla mano quindi costruire (o riconvertire) una camera d’albergo con un investimento inferiore a 110-130 mila euro è difficile. Come fare quindi? 

Un primo passo di riqualificazione

Il Bonus Alberghi è stato introdotto dal decreto legge 152/2021 in attuazione del PNRR e prevede la possibilità di usufruire di un credito d’imposta fino all’80% e di un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese sostenute per realizzare determinate tipologie di interventi. Possono richiederlo:

  • alberghi;
  • agriturismi;
  • strutture ricettive all’aria aperta;
  • imprese del comparto turistico, ricreativo, fieristico e congressuale;
  • stabilimenti balneari;
  • complessi termali;
  • porti turistici;
  • parchi tematici, parchi acquatici e faunistici.

Il bonus è un’ottima occasione quindi per poter intervenire in modo significativo su temi quali:

  • efficienza energetica;
  • riqualificazione antisismica;
  • eliminazione barriere architettoniche;
  • interventi di manutenzione straordinaria;
  • restauro e risanamento conservativo;
  • piscine termali;
  • interventi di ristrutturazione;
  • spese per la digitalizzazione;
  • acquisto di mobili e componenti d’arredo.

Nel momento in cui si va a ristrutturare, è oggi assolutamente necessario adottare i principi della riqualificazione e della sostenibilità perché il valore commerciale di un albergo si misura in base alla sua capacità di produrre reddito, capacità che viene determinata da molti fattori quali la location, la qualità della struttura architettonica, l’eleganza dell’arredo, i servizi che offre e la sua capacità di generare emozioni.

L’albergo oggi deve essere parte integrante del luogo in cui sorge, come soggetto economico che produce effetti benefici a tutta la comunità locale e generare reddito adeguato a sostenere l’attività di gestione a basso impatto ambientale (utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, gestione del ciclo dei rifiuti, utilizzo di materie prime provenienti dal territorio, etc.) ed a remunerare adeguatamente gli investitori, e quindi deve avere “successo”, produrre utili e generare reddito per chi ci lavora.