La direttiva “Case green” emerge in un contesto di significativa trasformazione per il settore immobiliare italiano, che vede il patrimonio residenziale passare da una risorsa prevalentemente privata a una classe di investimento attrattiva per i grandi capitali. Questo interesse crescente verso il settore può fungere da catalizzatore per riqualificazioni e nuove costruzioni, spingendo il mercato verso una riconversione energetica in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea.

Il dibattito su questi temi è stato al centro dell’ultima edizione del Mipim di Cannes, evidenziando l’importanza di abitazioni sostenibili e versatili, capaci di adattarsi a diversi stili di vita, incluse le esigenze di lavoro e tempo libero.

Nel frattempo, la direttiva non stabilisce restrizioni sulla vendita o l’affitto di immobili non riqualificati, ma lascia agli Stati membri la possibilità di introdurre sanzioni legate alla performance energetica degli edifici. Ciò significa che, nonostante la pressione europea per un miglioramento sotto il profilo energetico, spetta ai singoli paesi decidere come e se imporre obblighi di ristrutturazione ai proprietari.

L’Italia, è giustamente riluttante ad adottare misure punitive a causa delle preoccupazioni sulle implicazioni economiche, e dovrà bilanciare le esigenze di conformità con le direttive europee con la loro effettiva sostenibilità economica senza che queste, cioè, mettano i cittadini in situazioni di difficoltà.

Le recenti modifiche introdotte dalla direttiva “green” spostano l’attenzione dalla classificazione energetica degli edifici a un indice di consumo energetico misurato in kWh/mq all’anno. Questo cambiamento mira a superare le disomogeneità esistenti tra i paesi europei nella valutazione delle prestazioni energetiche, sebbene sollevi interrogativi sulla fattibilità della raccolta dati.
Direttiva casa green

Con solo il 10% degli immobili italiani classificati in A o superiore e i costi aggiuntivi che ciò comporta, emergono sfide significative nel rendere accessibili soluzioni abitative efficienti dal punto di vista energetico.

La necessità di un approccio strategico e data-driven per la riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano è evidente, considerando che le risorse potrebbero non essere sufficienti per coprire l’intero fabbisogno. In questo scenario, gli interventi di riqualificazione dovrebbero abbracciare non solo la transizione energetica ma anche quella digitale, come sottolineato da esperti del settore.

Questo duplice focus è cruciale per garantire che le abitazioni non solo rispondano agli standard energetici ma siano anche attrezzate per le esigenze future.

Nonostante la volatilità del mercato e i recenti rallentamenti nelle compravendite, legati agli aumenti dei tassi di interesse, l’immobiliare rimane un asset fondamentale per gli italiani, che continuano a considerare la casa un investimento strategico sia come abitazione principale sia come bene da reddito.

L’ultima analisi dell’Osservatorio dell’Agenzia delle Entrate conferma questa tendenza, con un mercato che, nonostante un calo del 10% nel 2023 rispetto all’anno precedente, ha registrato quasi 710mila transazioni, dimostrando la resilienza e l’attrattiva del settore residenziale italiano.